Roller

Il debutto live dei Canada avvenne una sera di autunno, il 5 ottobre del 1985.

Ne ho un ricordo molto vivido poiché due giorni dopo si scrisse una delle pagine più nere della storia del nostro Paese: il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro, ad opera di un gruppo criminale legato al Fronte di Liberazione della Palestina. A bordo del panfilo erano presenti 201 passeggeri, tra i quali un cittadino americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico, che venne ucciso a sangue freddo dai terroristi.

Ci presentammo, sul palco di un piccolo teatro riminese, in una versione ancora embrionale, già in formazione triangolare ma con un tastierista, nello stile di band come Orme, Quatermass e ELP.

Il repertorio era composto da due brani di media durata (Open Your Eyes e Unknown Soldiers) e da una suite di circa venti minuti intitolata One of These Nights. Non molto, ma sufficiente a tenerci in pubblico più di mezz’ora a fronte degli altri complessi coinvolti nella manifestazione che non andavano oltre i quindici minuti. Potere del prog!

Alla fine della serata raccolsi commenti tra i più disparati ma con un filo conduttore comune: per tutti, il termine di paragone era con Uriah Heep e Goblin. Io sognavo di richiamare Pallas e Marillion e invece mi facevano i complimenti per come i Canada fossero in grado di ricreare le atmosfere dei Goblin.

Ora, io non ho niente contro i Goblin che, tra l’altro, vidi in concerto nel 1975, però proprio non vedevo il nesso con quanto noi proponevamo in quel momento.

Comunque…per chi non lo sapesse, Goblin era la band che si occupava di scrivere le colonne sonore dei film di Dario Argento. Vi dice qualcosa Profondo Rosso?

L’album che forse è più indicativo per comprendere la musica di questo storico complesso romano è, tuttavia, Roller.

Roller non era una raccolta di musiche da film, era, al contrario, un disco, interamente strumentale, con una sua precisa identità artistica che rappresentava un deciso passo avanti rispetto proprio a Profondo Rosso. I suoni erano migliori (l’album è del 1976), la produzione più professionale e la musica, in alcuni momenti derivativa di un certo modo di comporre tipico di Mike Oldfield, presentava piacevoli venature funky in linea con certi commenti musicali tipici del genere cinematografico catalogato come “poliziottesco” all’epoca molto in voga.

Aquaman, la lunga Goblin e Snip Snap, quest’ultima caratterizzata dalle splendide linee di basso di Fabio Pignatelli, sono, a mio parere, le punte di diamante di questo disco che, pur suonando, oggigiorno, piuttosto datato mantiene ancora intatto tutto il suo fascino.

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